ROMANA ZAMBON

SIGNORE IN POSA

Nella rigida classificazione che si dà quando occorre identificare un genere, riprendere un’automobile ferma equivale a realizzare una fotografia industriale. Questa è proprio la riprova di quanto ogni tipo di catalogazione mostri i suoi limiti se si trova di fronte a immagini dotate di quella particolare originalità che le caratterizza già al primo sguardo. Sono caratteristiche che ben si adattano alle opere che Romana Zambon ha realizzato avendo come soggetto splendide automobili storiche. E’ interessante notare come l’autrice abbia evitato con cura sia l’esasperato tecnicismo indispensabile se si vuole descrivere questi soggetti fin nei più minuti dettagli sia il tradizionale stereotipo della vettura inserita in un piacevole paesaggio. Questo perché il suo progetto era indirizzato a tutt’altro risultato: quello, del tutto inatteso, di trattare le automobili non come oggetti statici ma come elementi dotati di una forma di vitalità con cui dunque realizzare dei veri e propri ritratti. La fotografa le tratta proprio come delle eleganti signore, le guarda con curiosità e rispetto, insegue le prospettive più suggestive ma si concentra con particolare attenzione sui frontali. Loro ricambiano con una sorta di fierezza: dall’alto della sua unicità, la Cisitalia rossa punta i fari come occhi curiosi e stira il radiatore in

un sorriso appena accennato mentre l’Austin Healey – si sa come sono le inglesi – concede uno sguardo un po’ anonimo come si conviene alle aristocratiche. Tutt’altro tono assume la 500 “Spiaggina”: con i suoi sedili in vimini, il tettuccio in tela a strisce  e la carrozzeria di colore verde acqua evoca le atmosfere delle vacanze degli anni del boom e quindi si concede accattivante mentre un’altra bellezza italiana, la Giulietta Spider si limita a esporre l’armonia del suo frontale come una bella donna orgogliosa di non essere ricorsa ad alcun “restyling” per conservare il suo intatto fascino. Tutt’altra storia Romana Zambon deve raccontare di fronte alle capricciose americane che scalpitano come se i tanti cavalli e cilindri nascosti sotto i cofani dovessero improvvisamente farle partire a tutta velocità. La fotografa le asseconda, coglie di tre quarti la Chevrolet- Sting Ray per sottolinearne la sagoma a freccia ma sceglie una postura più garbata di fronte al modello nero meno aggressivo per dare rilievo alla bellezza degli pneumatici dalle bande bianche, allarga lo sguardo sulla Chevrolet come a voler ricordare la comodità di quegli ampli sedili, riprende da dietro una Continental ponendosi nella stessa posizione in cui chissà quanti si sono trovati, fermi a un semaforo, ad osservare quella strana forma del baule sagomato come se dovesse contenere la ruota di scorta. Ma il dato che caratterizza queste fotografie è lo sfondo nero su cui le autovetture si stagliano: non è soltanto un accorgimento per far risaltare la bellezza delle carrozzerie, la lucentezza delle cromature, le armonie delle forme ma è anche un modo per dirci che queste automobili sono ormai fuori dal tempo e come tali dobbiamo guardarle e non è un caso se alcune, abbandonate le strade, fanno bella mostra di sé nei musei del design. In fondo, sono delle signore e come tali capacissime di mettersi in posa.

di Roberto Mutti

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